Wora Wora Washington – Intervista

Due anni di viaggio verso l’ignoto, un cambio di rotta nei suoni che hanno rivoluzionato il terzo lavoro “Mirror”, uscito a dicembre dello scorso anno e che noi abbiamo voluto inserire nella classifica dei miglior venti album italiani del 2016; loro sono Giorgio Trez e Marco De Rossi, vengono da Venezia e sono meglio noti con il nome di Wora Wora Washington. Dopo nove anni di musica e di concerti per tutta Italia e in Europa, abbiamo voluto porre qualche domanda su questo nuovo album e sul loro futuro, fra qualche cambiamento e rinnovamento.


FW – Partiamo con una domanda classica: come sono nati i Wora Wora Washigton? Come avete deciso di cominciare a far musica assieme?

WWW – I Wora Wora Washington sono nati nel 2009 circa e suonavamo già in altre band. Tra musicisti ci si frequenta e ci si apprezza o disprezza. Ad un certo punto delle nostre vite le strade si sono incrociate in quelli che furono i Libra prima e i Transisters poi, e qui abbiamo avuto modo di apprezzarci molto. Ciò che ci ha uniti da subito – e che ha fatto sbocciare il progetto Wora – è stato il piacere condiviso che traiamo dallo studio e dalla ricerca del suono, e la cocciutaggine di perseguire i nostri obiettivi, ossia ricercare un suono intimamente nostro.

FW“Mirror” è il vostro ultimo lavoro, uscito a fine dello scorso anno per la Shyrec – etichetta a cui siete legati fin dal primo album – e senza Matteo Scarpa. Quando avete cominciato a pensare a questo album e come avete vissuto la partenza di Matteo?

WWW – Due anni fa, dopo un breve periodo di pausa, ci siamo seduti a ad analizzare il passato della band per trovare una nuova strada di rinnovamento. Ciò di cui avevamo bisogno era il tempo, che per noi è stato sempre un ostacolo – le scadenze varie ci hanno sempre portato a stressare la nostra creatività. Abbiamo quindi pianificato la parte compositiva privandola di un cronoprogramma; nasce così il progetto “Mirror”.
La partenza di Matteo, nostro grande amico, fa parte di quei sconvolgimenti storici che ad una band piace tenere stretta nell’intimità.

FW A parer mio, “Mirror” si discosta da “Radical Bending” e da “Techno Lovers” per il suo sound, più “rilassato” e profondo degli altri due. Come mai questo cambio di rotta e cosa volete raccontare con questo disco?

WWW – Per continuare quel che si diceva poco sopra, la mancanza di tempistiche ci ha permesso di ricercare un differente modello compositivo. Abbiamo sostanzialmente invertito il processo e messa a punto dei brani. In Mirror abbiamo lavorato sul suono singolo ed esplorato la sua estensione con molto lavoro in studio; in un secondo tempo siamo arrivati alla bozza del “pezzo”. Nell’arco di un anno questa bozza è stata presa in mano un numero considerevole di volte prima di esser provata in sala. Ciò che noi sentiamo è che a differenza del passato c’è meno improvvisazione, meno ritornelli ammiccanti, meno treni di batterie ed in generale potremmo dire che si è chiusa la vena punk e si è aperta il portale dell’evocatività e del respiro. Grazie a questi nuovi timbri Giulia Galvan, nostra inseparabile compagna di avventura, è riuscita a raccontare la nostra musica con dei testi narranti rivisitazioni di vite vissute, messaggi di speranza a cavallo tra scienza e fantascienza, tra introspezione ed estroversione.

FW Avete preso qualche artista come fonte d’ispirazione? Ad un orecchio poco attento può quasi sembrare un lavoro rilasciato dai Depeche Mode…

WWW – No, non ci sono ispirazioni ad artisti. Il punto è che il nostro lavoro è stato pensato per essere simile a noi stessi. In comune ai Depeche Mode abbiamo la strumentazione non acustica e il cachet.

FW – Sappiamo che un album non è un album senza una copertina che lo ritrae. In “Mirror” apparite all’interno di una capsula spaziale apparentemente disordinata. Cosa rappresenta e come si collega al vostro lavoro?

WWW – Nella copertina siamo rappresentati all’interno di una capsula spaziale intenti allo studio e alla ricerca musicale in microgravità. Con il grafico Marco Lezzerini abbiamo voluto rappresentare il nostro percorso per il compimento di questo album. Abbiamo attinto alle illustrazioni della propaganda spaziale russa degli anni ’50, ovvero la rappresentazione dell’immaginario pseudo-scientifico che avevano gli entusiasti terrestri all’epoca della corsa allo spazio pre-Gagariniana. Abbiamo scelto quest’immagine in particolare perché riassumeva con pochi tratti il nostro percorso degli ultimi due anni: lo studio/laboratorio, la scienza, l’ignoto, l’ingegneria, l’ambizione, la sospensione nel tempo, il viaggio verso l’ignoto, la strumentazione ridotta.

FW Passando per i brani contenuti in “Mirror”, ne avete uno che vi sta più a cuore?

WWW – No, sono ciclicamente tutti i nostri brani preferiti.

FW Dopo l’uscita di “Mirror”, cosa avete in programma? Avete già qualche concerto per il vostro album?

WWW – Stiamo battendo l’italia in alto e in basso, nella nostra pagina Facebook si può trovare l’elenco delle date previste in futuro. Per l’autunno contiamo di tornare oltralpe.

FW Chiudendo con l’ultima domanda, chi sono state le persone che più vi hanno aiutato durante la registrazione di “Mirror”?

WWW – La pazienza, tanta, l’hanno avuta le persone sentimentalmente più vicine a noi, ed il supporto le nostre terze parti: Shyrec e Giulia Galvan.

Perdente, ma non è che gli altri vincano.

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