Ciao Mirko Bertuccioli (Zagor Camillas). Palingodi tu, che noi non palingodiamo più

Due giorni fa, purtroppo, Mirko Bertuccioli (aka Zagor Camillas/Dj YouTube/Agenzia di plastica), ha deciso (più o meno volontariamente) di andare oltre, aggrovigliato nella scomoda gestione del virus che tutti abbiamo sulla bocca e nel cervello ogni giorno e che sta segnando per sempre le nostre vite.  

Bertuccioli aveva fondato I Camillas nel 2004 insieme a Ruben Camillas (aka Vittorio “Toto” Ondedei) e hanno raggiunto il successo nazionale nel 2015, con la partecipazione allo show Italia’s got Talent, quando Zagor ammise finalmente di venire dalla costa est di Pesaro. Nello stesso anno, esordiscono nel complesso e variopinto mondo della letteratura, pubblicando La rivolta dello zuccherificio per il Saggiatore. Il loro peso artistico all’interno di un certo ambito della musica indipendente italiana non è ancora stato compreso del tutto, eppure l’influenza avuta su molti artisti, tra cui Calcutta e Pop X (come da loro stessa ammissione), è fuori di ogni dubbio. Possiamo anche  ammettere che hanno dato vita ad un genere, indefinibile ma identificabile, se poniamo attenzione alla peculiarità dei testi, l’utilizzo e il riutilizzo di certe influenze musicali passate e la fusione di certi elementi sonori. Però, credo sia giusto rimandare tale discussione ad altro tempo. 

Non conoscevo personalmente Zagor, anche se conosco personalmente persone che lo conoscevano personalmente. Però l’ho conosciuto fisicamente (molto brevemente), nel maggio 2015, in un incredibile concerto alla Corte dei Miracoli di Siena. Prima della serata, si sedette al nostro tavolo e iniziammo a parlare di quanto fosse giusto masticare senza usare le mani. Si alzò e se ne andò. Lo rivedemmo alla fine della serata e ci abbracciò perché avevamo comprato delle copie dell’album Le Politiche Del Prato e Costa Brava. Folgorante. Folgorato. Folgorati.

L’ho conosciuto e ascoltato invece in questi anni e, come spesso accade, ha avuto molto più peso lui che qualunque parabola ascoltata durante il catechismo del sabato. Durante le lunghe sessioni di ascolto, ho spesso sentito il bisogno di cercare delle corrispondenze tra la mia esistenza e le preziose storie raccontate de I Camillas, anche se, alla fine, disorientato, non trovavo soddisfazione. Poi, un giorno trovai un appiglio: appagato, come quando bevi l’acqua fresca sotto la calura, mi sentii improvvisamente pieno della vuotezza della cose. In che senso? Guardando tra le parole , gli arpeggi e le tastiere trotterellanti, si scorge il consiglio, come in una bottiglia sputata dal mare, di non sprecare troppo tempo a strutturare teorie, a costruire ornamenti e ricercare il senso delle cose proprio perché non esiste nessun senso e non esisterà mai. Ma, cambiando la nostra posizione, le parole che usiamo ed i gesti che facciamo, possiamo almeno scendere dal pero delle nostre razionalità e urlare che avremmo vinto e risalito il sentiero anche oggi dopo una lunga pausa di riflessione demotivante.
E così, durante le sofferenze universitarie, quando mi svegliavo ogni mattina e provavo a cercare il senso delle mia vita e, puntualmente, alla fine del giorno, non l’avevo mai trovato, cercavo di ricordare proprio del messaggio di Zagor e pensavo: anche oggi ho masticato senza usare le mani.


Mi dai fastidio, imprenditore

Quando a casa tornerai, vienimi a trovar,

Io ti posso offrire il pane

Se dovessi rinunciar, non dimenticar,

Posso offrirti il pane

Dai, dai, Dai…

Lascia che sia

Un errore romantico

E portami via

In una nuova nazione

Ma fammi restare

Nel mare Adriatico

Dammi dell’acqua

Qui sulla bocca

Sono alla frutta che

Non hai ancora mangiato

Ho passato tutto l’anno sospesa,

tra le stanze dei racconti dei morti

E poi in un pomeriggio d’estate m’addormento in una stanza

In penombra

Con te o senza di te.


Inutile dire quanto chi ti ama e ha amato personalmente ha perso, così come chi lo ha fatto musicalmente e artisticamente. Anche oggi siamo qui a tentare di capire le cose e di dargli un senso. Anche oggi tra bollettini, numeri, conti e incanti, proviamo a rispondere alle domande.

Io, intanto, cerco di nuotare nel mare limpido dagli orizzonti infiniti della nostra fantasia, tra favole mai state più vere. Magari ti incontrerò sulla tua zattera, con le parole, i gesti ed i suoni.
Palingodi tu che noi non palingodiamo più!

Grazie.

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