Feline Interviews: Walter Celi

Per la serie di interviste targate FW, oggi siamo felici di presentarvi la nostra chiacchierata con Walter Celi. Il polistrumentista barese ha pubblicato lo scorso 15 ottobre Blend (XO La Factory), il secondo album della sua giovane e già brillante carriera. Tra i traguardi più importanti di essa, sicuramente spicca la vittoria dell’Arezzo Wave Love Festival Italia 2018.

Insieme a lui abbiamo ripercorso alcuni punti focali, sia della sua nuova produzione che del suo percorso, musicale e personale.

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Blend segue di due anni il tuo album di debutto, Lost in the Womb of the Night. Quali ritieni essere i punti focali che differenziano maggiormente il tuo secondo disco dal suo predecessore, all’interno dello sviluppo artistico della tua produzione musicale?

W: Più che differenze mi piace pensare ad una evoluzione artistica e musicale, a un percorso tortuoso che seguo ormai da anni ed è contaminato dagli incontri che faccio sulla mia strada.

Mi lascio trasportare dal flusso e non forzo troppo la mano sulla direzione da prendere, ma tutto avviene in maniera istintiva e naturale. 
Sicuramente questa volta mi sono lasciato guidare verso il mondo dell’elettronica, che unita agli strumenti acustici si fonde nel sound che desideravo per questo album, a differenza del precedente lavoro che è un disco più suonato in maniera tradizionale e incentrato sull’analogico.

La tua musica è una commistione di generi e stili differenti che riesci abilmente a armonizzare fra loro nei tuoi dischi. Abbracciando diversi generi all’interno dello stesso percorso, dove ritrovi te stesso quando hai voglia di “tornare a casa”, musicalmente parlando? Qual’è, in altri termini, il tuo luogo musicale sicuro?

W: Non c’è casa, non esiste luogo sicuro.
 Non ho sicurezze su ciò che verrà fuori da una mia composizione, solo così posso creare qualcosa che sia autentico e che parli di me in maniera onesta, svuotando tutto ciò che avevo accumulato precedentemente e ricominciando da capo, influenzato ovviamente dagli ascolti del momento.

In Blend lo stacco fra il cantato inglese ed italiano è ben equilibrato, permettendo all’ascoltatore di alternare piacevolmente l’ascolto dei tuoi testi. Su quest’ultimo punto ci vogliamo concentrare per parlare un po’ con te di ‘Perso’, il primo pezzo in italiano in scaletta. Ritroviamo in esso una chiave di lettura interessante della tua scrittura, che si insinua nel cantautorato italiano (Zampaglione e Fabi, ad esempio) per sfociare in un ritornello quasi tendente al prog, pensando ad esempio a band come la Premiata Forneria Marconi. Sei d’accordo con questa lettura e quanto hanno inciso questi generi nella tua formazione?

W: Sono d’accordo in parte su questa lettura di perso anche se non ho mai davvero approfondito questi autori ma solo ascoltato attraverso radio o altro. 
Gli autori italiani che più mi affascinano sono invece Battiato, Branduardi, Baglioni, Battisti, Dalla.

La pubblicazione di Blend arriva dopo un foltissimo tour da 60 date in lungo e largo per tutta Italia. Cosa hai guadagnato in termini di esperienze e attraverso il contatto col tuo pubblico, in questi mesi ricolmi di musica live?

Questo lungo tour è stato di fondamentale importanza per me.
 Ho imparato come strutturare al meglio un live, come farlo funzionare. Ho imparato che l’energia che dai al pubblico dal vivo è più importante di qualsiasi virtuosismo, che bisogna dare il massimo a ogni esibizione, che essa sia davanti a 3000 o a 30 persone. Ho infine capito che ho bisogno di tutto questo e che sul palco mi sento a casa.

Per concludere vorremmo abbandonare Blend per spostarci su una dimensione differente. Sarai al corrente del complesso periodo socio-politico che stiamo attraversando. Universi paralleli a quello politico si mobilitano spesso contro o a favore di scelte politiche avverse a diritti e libertà di popoli più deboli. (Pensiamo ad esempio al mondo dello sport ed alla nazionale turca di calcio per il loro propagandistico appoggio all’offensiva di Erdogan contro il popolo curdo del Rojava. O, in ambito musicale, alle dichiarazioni di Roger Waters contro Israele e Netanyahu all’interno della situazione palestinese). Le tue diverse origini -greca, etiope e italiana- ti hanno sempre permesso di crescere come cittadino del mondo, esprimendo tale messaggio attraverso la tua arma migliore. Quanto ritieni possa essere utile il messaggio musicale per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di queste distinzioni sociali e geo-politiche?

W: La musica è un modo universale di comunicare e molti artisti sono ascoltati in lungo e in largo su tutto il pianeta.
 Penso che questi artisti abbiano  l’obbligo morale di lanciare un messaggio di pace, di fratellanza, d’amore.

In realtà chiunque parli alle masse dovrebbe schierarsi con i popoli più deboli e con le tantissime persone sfruttate, da sempre calpestate dai potenti solo per poter garantire il benessere di pochi. La musica può essere un arma potente, e in questo momento storico abbiamo bisogno più che mai che essa generi messaggi d’amore e di rispetto del prossimo.

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