Porter Robinson – Nurture

9 Alessio Ivan Pusceddu
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Mi viene difficile trovare le parole per recensire l’ultima produzione Nurture di Porter Robinson. Dopo 7 anni dall’uscita di Worldssecondo album dell’artista americano rilasciato nel 2014mi ero ormai abbandonato all’idea che Porter cercava di trasmettere con la sua musica: quell’immaginario di mondi astratti, di realtà fantastiche che miravano alla perfezionequella sensazione nostalgica di altrove e di aldilà, difficile da comprendere ma facile da percepire. 

Worlds sotto questo punto di vista poteva essere interpretato come una sorta di escapismo dal mondo reale, un tentativo di Porter di raggiungere la sua idealizzazione di universo perfetto, nello sforzo ingenuo e immaturo di trovare la sua tanto agognata serenità mentale, tramite quella fusione agrodolce di melodie fiabesche e lyrics malinconiche, come nelle ultime battute in Sea Of Voices, nel criptico messaggio di Fellow Feeling o nell’inquietante confessione raccontata in Goodbye To a World.
Nurture tuttavia, a quei 7 anni di distanza da Worlds, sembra raccontare una storia completamente differente, una storia di redenzione, di cambiamenti, una storia di chi è riuscito a vincere le sue paure e i suoi demoni, di chi ha compiuto la sua maturazione finale sia sotto l’aspetto umano che su quello musicale, trovando finalmente la pace che tanto cercava.

Quello di Porter, tuttavia, non è stato un cammino facile: marcato dai problemi di salute mentale e dalle ingenti aspettative per il post-Worlds, l’artista americano si trovava soffocato da uno stato costante di ansia e di pressione che inevitabilmente influenzò le sue capacità di produrre l’arte che desiderava.
“Ero convinto che non sarei mai riuscito a comporre musica di nuovo. E questa è sempre stata la mia più grande paura” raccontò all’emittente NME Music News.
Pensando di non stare lavorando abbastanza, Robinson tagliò fuori dalla sua vita ogni altra attività che non fosse direttamente collegata alla produzione musicale, quali amici, uscite, e ogni altra forma di esperienza di vitaInavvertitamente si alienò completamente dal mondo esterno, prosciugando ogni fonte di ispirazione e accentuando ancora di più la negatività della sua condizione.
“Quello fu il periodo in cui toccai il fondo. Ero estremamente depresso e stressato, ed ero terrorizzato dall’idea di tornare a vivere a casa dei miei genitori” raccontò in una diretta da casa sua sulla piattaforma Zoom. 

La distruzione, tuttavia, è solamente e fortunatamente la prima fase della costruzione di qualcosa di più grande. Porter da quel momento in poi cambiò completamente approccio alla vita, cercando di concentrarsi più sul trovare un equilibrio tra le sue passioni e i suoi bisogni, piuttosto che esclusivamente sulla sua musica. Fu da allora che il progetto Nurture cominciò a prendere una forma più nitida.


E proprio in quei 58 minuti e 59 secondi dell’LP si possono trovare alcuni tra i momenti più sinceri e toccanti estrapolati dal travaglio emotivo e spirituale dell’artista americanoaccompagnati ciascuno da un particolare approccio musicale.
L’album, infatti, nelle sue 14 canzoni presenta vari stili differenti tra di loro:  

Look At The Sky, o ancora Mirror Something Comforting ad esempio quasi richiamano il tema euforico utilizzato in Worlds, ma da quest’ultimo allo stesso tempo si allontanano. Le tre produzioni vengono infatti elevate ad un livello superiore, concentrate più sull’organicità della singola canzone e distaccate dalla struttura break-buildup-drop tipica dell’EDM che aveva caratterizzato la musica di Porter fino a quel momento. 

Altre canzoni come Musician e Get Your Wish invece sono molto più incentrate sullo stile synthpop, la prima in particolare è una fresca ondata di energia“una celebrazione di gioia incondizionata”, come commentò lo stesso artista. 

In più, seppur l’album presenti molte produzioni tendenti all’euforia, non mancano canzoni più tranquille, quasi malinconiche. Emblematici sono gli esempi di Blossom, Wind Tempos e Sweet Time, tre fantasie che rompono lo stile energico ed immediato delle altre creazioni e si lanciano a capofitto su una strada più acustica, calma e rincuorante, coinvolgendo anima oltre che mente e orecchie. 

Va detto tuttavia che l’album non presenta solamente note positive, sono presenti infatti alcune produzioni un po’ dubbie, in parte poiché lasciate alla sperimentazione forse eccessiva e fuori luogo, e secondariamente perché troppo ancorate allo standard superato di Worlds. 
Chiaro esempio del primo scenario può essere dullscythe, una traccia forse troppo confusionaria difficilmente etichettabile che cresce lentamente per poi concludersi in un connubio di nulla totale. Mentre per il secondo caso l’esempio è Mother, canzone poco efficace che richiama in maniera insistente, quasi stonando col resto dell’album, lo stile utilizzato dall’artista americano nell’ormai lontano 2014. 

In conclusione, Nurture, seppur lontano dall’essere un album perfetto, riesce perfettamente nell’intento di comunicare un messaggio estremamente emotivo e pregno di umanità.
Perché nella sua ingenuità, nelle sue fantasie e nelle sue disavventure, Porter non solo è riuscito a riportare dopo tanto tempo la pace nel suo mondo, ma è stato in grado di realizzare quello che credeva tempo fa impossibile.
Il suo è un inno alla vita, un coro dalle mille fantasie che incoraggia ad apprezzare ogni forma e tipologia di bellezza nascosta nel mondo reale, e soprattutto che incita e motiva a trovare la propria di bellezza, quella sepolta in fonda alla nostra anima e che solamente noi possiamo ammirare e contemplare nella sua completezza. 
La sua è una creazione che si accompagna delle esperienze personali che lo hanno formato, delle ferite che ha rimarginato, della sua pura e nuda umanità, come a dimostrare che se lui è riuscito a perseguire il suo obiettivo, allora chiunque può essere in grado di realizzare le sue fantasie 

Nurture cerca di parlare direttamente al nostro animo, riuscendo a smuovere una profonda ed indissolubile ispirazione, nel tentativo empatico di cambiare nell’ascoltatore la sua visione nonché l’approccio col mondo esterno. Dopotutto noi per rimanere umani non abbiamo bisogno di altro che non sia già là fuori in quell’universo dalle mille bellezze. Ed è proprio in un periodo di crisi mondiale in cui siamo estremamente separati e lontani dalle nostre fondamenta che questo album assume un ruolo ancora più importante. Un canale, un mezzo comunicativo e di espressione per tenerci uniti in una fase in cui siamo costretti ad allontanarci sempre di più. 

E, personalmente, credo che non esista modo migliore di comunicare un messaggio di tale portata se non tramite questo stesso album.

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